Teatro, ragazzi e cellulari

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Teatro. Pomeridiana (il che già significa ATTENZIONE! Massa di pischelli senza voglia deportati – come dice il buon D’Avenia- dalle insegnanti con la speranza che imparino ad amare qualcosa in realtà abbandonati a se stessi e ai propri telefonini). Di fronte a me una fila di ragazzi tipologia Roma bene rigorosamente divisi: maschi da un lato, femmine da quello opposto. Maschi stravaccati fin dai primi momenti dopo l’arrivo. Femmine in sfoggio di borsette e unghie (le unghie a questa età sono quanto di più interclasse si possa immaginare: curatissime e lunghe a punta per ragazze di periferia con sfoggio di lustriniepolverineconcoloriimprobabilicome il blu. Corte, quadrate e profondo bordeaux per le ragazze upperclass. Alte, magre,al massimo taglia 38, jeans attillati, capello lungo, fluente e leggermente e sapientemente arricciato. Annoiatissime.
Parte la prima: cell. e messaggio -dice lei- alla mamma per avvertirla che è arrivata. Dico “Ci sarebbe un foyer per farlo visto che lo spettacolo è iniziato e c’è un bellissimo monologo dell’attore principale (poi mi rendo conto dallo sguardo che forse foyer è una parola misteriosa e difficilmente comprensibile). Si torna alla calma, ma le due vicine magre e annoiate scattano per la prima volta in coppia verso l’esterno. Tornano dopo un quarto d’ora (passate nel frattempo due o tre scene davvero notevoli). Tornano e bisbigliano con entrambi i cell. accesi fino a che dico loro che forse non è il caso. Mi dicono è successa una cosa grave a casa e mia madre mi sta chiamando. Dico che se è successa una cosa grave ne possono parlare nel foyer (acc….ci sono ricaduta) e semmai decidere di tornare a casa. Riescono. Gli dico:” Non tornate più” E invece dopo un altro quarto d’ora ritornano e si siedono sbuffando, ma per lo meno non tirando fuori più i cellulari. Nel frattempo dalla platea si sente una signora che dice:” Ma che ce venite a fa’….” Probabilmente ha i miei stessi problemi 🙂
Monologo drammatico finale tra bisbiglii. Applausi finali e (nonostante siano successe cose gravi nel frattempo a casa, non se ne vanno). E io, che non mi so mai stare zitta dico alla ragazza. “Ma le sembra normale durante uno spettacolo fare avanti e indietro e stare in continuazione sul cell.?” Rienumera tutte le sue ragioni: un messaggino alla mamma, la grave situazione familiare dell’altra e poi, con gesto del ditino intorno alla tempia, mi dice che sono isterica e pazza. Aggiunge che allora dovrei andare a riprendere anche tutti quelli che in platea hanno visibilmente usato i cellulari (il “benaltrismo purtroppo è una malattia che ha colpito anche i nostri giovani, lo so). Al che io ribadisco che davanti a me c’era lei e che non sono pazza, ma di certo tanto educata che, per non disturbare gli altri a teatro o al cinema, evito persino di tossire. Forse isterica no, ma tanto rompicoglioni sì e lo ammetto. Passa una signora che ha sentito la discussione e mi dice:”Lasci perdere che tanto non capiscono” #teatroeliseo #loradiricevimento #fabriziobentivoglio

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Informazioni su unaparoladesuetaalgiorno

Eccomi qua! Dopo aver perso numerosi blog..il primo “mangiato” da un sito porno, l’altro da una pagina stupida. Per anni poi ho scritto su Fb, dove dirigo e amministro una pagina dallo stesso nome di questo blog. Ma quello che scrivi su Fb è come scriverlo sull’acqua, Sono un’insegnante, ex-archeologa. Amo le cose belle e la penso come Keats “Verità è Bellezza etc.etc.”. Credo nell’educazione e nel rispetto. Sono un po’ noiosa e ogni tanto mi arrabbio. Tanto
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3 risposte a Teatro, ragazzi e cellulari

  1. Teatro, emozioni, ragazzi e… come fare non so.

    Io non penso che i ragazzi di oggi siano tutti così 🙂
    Mi riferisco, ovviamente, alla mia esperienza personale e per me, ogni volta, esibirmi davanti ad una platea formata da adolescenti è una speciale ed emozionante avventura.
    Durante l’anno scolastico, con i miei spettacoli, ho il privilegio di incontrare molti studenti delle scuole superiori (a volte anche scuole medie) e la risposta durante e a fine replica è sempre entusiasmante. Ogni giorno mi rileggo dediche, messaggi e consigli che mi inviano tramite i social network e sulla base di tutto questo strutturo nuovi progetti e nuove esperienze lavorative.
    Che io proponga la meravigliosa Poesia italiana, la suggestiva epica di Omero o la fantastica Divina Commedia, devo dire che la partecipazione è sempre attenta: silenziosa durante lo spettacolo e generosa al momento degli applausi. Non poche volte, e con grande sorpresa e gioia mia e dei professori, ho dovuto anche soddisfare richieste di “bis” (Marzo 1821 di Manzoni è una delle Poesie che, quando propongo “Storia Nostra, viaggio nel mondo della Poesia Italiana”, regala a tutti più soddisfazioni).
    Insomma il pubblico di ragazzi è per me una vera e propria salvezza. E non semplicemente per i buoni risultati che porto a casa, sarebbe banale e narcisistico, bensì perché ritrovo in loro quella stessa genuinità che secondo me dovrebbe avere anche il pubblico “di una certa età”: se lo spettacolo mi piace ti ascolto e ti premio, altrimenti penso ad altro e a fine replica ti lancio i pomodori. Intendiamoci, ciò non toglie che purtroppo ci siano anche delle mele marce e che, ovviamente, ci voglia sempre una certa “educazione teatrale”, ma penso che il non conoscere la corretta forma possa essere considerata una caratteristica della tanto difficile adolescenza e che quindi, tutto sommato, se misurata, possa essere accettata.
    Nei teatri, generalmente, c’è silenzio a prescindere e questo è quello che deve accadere, ma questa “forma” spesso precede e accompagna un applauso a fine replica a dir poco stitico. Non capita sempre così è ovvio, però mi chiedo se sia meglio questa educazione “ad perpetuam rei memoriam”, o piuttosto una genuinità che può far correre il rischio di arrivare a fermare lo spettacolo ma, allo stesso tempo, può anche regalare pura e vera commozione!?
    Sarò controcorrente, ma io preferisco la seconda ipotesi.
    Questo mi fa credere che il Teatro abbia davvero e ancora un valore assoluto!
    Il pubblico delle scuole è disinteressato anche perché, troppo spesso, viene preso in giro con operazioni particolarmente scadenti (ovviamente non mi riferisco a questo bellissimo spettacolo), e questo dovrebbe portarci a riflettere molto sulle proposte da inviare ai professori.
    La convinzione di avere davanti degli sciocchi, spinge molti addetti ai lavori a costruire degli spettacoli “facili”, senza alcun valore artistico o didattico e con il solo scopo di fare soldi.
    Questa questione è, secondo me, alla base di tutto. Il disinteresse da parte dei più giovani nei confronti del Teatro e, più in generale, della Cultura nasce anche, e forse soprattutto, dalla proposta che viene fatta alle scuole.
    Lavoro nel mondo dei matinée da più di 10 anni, prima solo come attore e da qualche anno con mie produzioni (il che, per formazione personale, mi porta a confrontarmi anche con altre realtà simili alla mia), e ho visto purtroppo molte platee disinteressate a causa della poca qualità del prodotto a cui assistevano. Siamo così sicuri che il disinteresse dimostrato da un giovane uomo la volta successiva che lo hanno portato a teatro, ad assistere magari ad uno spettacolo anche meritevole, sia frutto solo dalla sua superficialità?
    Credo che le domande che dovremmo porci sono infinite e forse non troveremo mai una risposta per capire davvero certi comportamenti. In ogni caso, per quanto possa essere banale e scontato, i giovani d’oggi sono il futuro di domani: sono i prossimi assessori alla cultura, ministri, politici, attori, registi, eccetera, e secondo me gli operatori culturali del presente dovrebbero, con fiducia, trovare un modo per farli appassionare a quel patrimonio che ormai, dannazione, fa parte solo del nostro passato.
    Come fare? Non so.

  2. E’ vero che la maggior parte dei ragazzi provano almeno a vedere se uno spettacolo gli piace o meno prima di distrarsi. Alcuni dopo “Storia nostra” mi hanno anche detto: “Sa, Professore’…a me la poesia non piace, ma questo spettacolo sì”. Tuttavia ce be sono alcuni che partono proprio dal non dever dare alcuna chance ad una proposta e li vedi col cellulare in mano fin dall’inizio. Non se ne staccano un attimo. e io gli dico sempre che io, come insegnante, posso aprirgli al porta, ma poi sono loro a dover entrare. Quest’anno mi hanno fatto particolarmente rabbia due episodi: questo avvvenuto all’Eliseo e, ti garantisco che lo spettacolo era molto bello, ed uno all’Ambra alla Garbatella. Una scuola media arrivata con più di un’ora di ritardo, cosa che ha fatto iniziare tutto oltre i tempi prestabiliti, ed andata via prima della fine. Nel frattempo ragazzini lasciati dagli insegnanti allo stato brado. Molti a giocare sui telefonini. Ecco…la domanda è questa? Se non li portiamo a teatro innanzitutto per abituarli ad avere un comportamento educato e rispettoso degli altri, che ce li portiamo a fare?

  3. Purtroppo sono d’accordo con te. 😦
    In alcuni casi sono i professori a non essere interessati “alla cosa” e inevitabilmente il loro modo di fare si trasferisce agli alunni. O magari, forse è ancora più probabile, “l’astensione” nasce già nelle famiglie..e questo è davvero difficile da migliorare. Io però non perdo le speranze 🙂 Aver incontrato dei professori illuminati, mi ha permesso di trovare platee attente e generose.
    La mia grande voglia nasce dalle emozioni che i ragazzi mi regalano ad ogni replica. Speriamo di riuscire, nel tempo, a dare un piccolo contributo per quel miglioramento tanto, ma tanto, sperato.

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