Treno ovvero…

 

 

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Uscita didattica

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Lo sapete una cosa? A me non va più di stare in classe. Non mi va più di stare seduta ore a correggere compiti. Ho un bisogno abissale di uscire, di camminare, di vedere cose nuove e interessanti. Oggi la giornata è stata proficua. Ho visitato,sotto un punto di vista diverso, un quartiere che fa parte tutto sommato della mia storia. Sono stata un’alunna modesta del Liceo Pilo Albertelli. Ho poi incrociato il quartiere anche per un lavoro di informatizzazione degli archivi della Soprintendenza Comunale, che includevano i taccuini degli ispettori, che, negli anni della proclamazione di Roma Capitale, assistettero agli scavi frettolosi fatti in zona per poi ricoprire tutto e costruire i palazzi, che avrebbero accolto tutti gli impiegati che da Torino si sarebbero qui trasferiti.Ai loro occhi apparve per poi subito scomparire una Roma fatta di mura serviane, acquedotti, necropoli, ville aristocratiche. In effetti l’Esquilino ancor oggi è un pezzo romano della città sabauda.Con i portici e l’Acquario Romano in stile liberty.
Però oggi è diventato un quartiere prettamente multietnico: ristoranti cinesi, indiani, cingalesi, arabi. Luoghi di culto buddisti e islamici (oltre alle numerose chiese come S.Maria Maggiore, dove, ho scoperto oggi riposa addirittura il Bernini, che abitava in zona). Un mercato dove puoi trovare merci e uomini di tutti i colori e di tutte le provenienze. All’interno un giardino con un albero di cachi miracolosamente scampato al disastro nucleare in Giappone e un Albero della Bodhi, ossia quello sotto il quale Siddhartha Gautama, il maestro religioso fondatore del buddhismo, in seguito noto come Buddha, giunse alla bodhi (illuminazione).
Non so se l’esperienza sia piaciuta ai miei alunni (c’è chi ha chiacchierato continuamente e non ha sentito un briciolo di spiegazione…e mi dispiace per loro, perché so che se avessero sentito gli sarebbe piaciuta molto). Spero che quelli che sono stati attenti si siano accorti di una cosa…di quanto è bello il mondo nella sua varietà, nella sua multietnicità e multiculturalità. E che cosa ci perdiamo quando rifiutiamo la diversità

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ma che piccola storia inutile mi tocca raccontare…

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Lunedì.
Due ore di buco e fin qui tutto bene
Mi preparo i compiti in classe
Trovo due testi di Pascoli, che vanno bene
Seleziono, copio e incollo su LibreOffice
Aggiungo sotto le domande
Prova a stampare. Non stampa (da mesi)
Trasformo in pdf. Copio su chiavetta
Vado alla fotocopiatrice. Dice “Non trovato file compatibile”
Riapro i file salvati: tutti quadratini disposti in strofe.
Cerco altro computer. Ce n’è uno libero, ma ho dimenticato chiavetta in sala professori.
Ritorno con chiavetta. Arriva classe
Torno in sala professori e riprovo su altro computer
Seleziono, copio, incollo, aggiungo domande, trasformo in pdf
Torno alla fotocopiatrice
Finisco fotocopie disponibili a metà lavoro
Devo aspettare che segreteria ricarichi la mia scheda
Piccola storia inutile del lunedì

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Pezzi d’acciaio

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Caro Gennarone,

Non è stato facile oggi abbandonarti nelle fredde lande di un concessionario. In mezzo a tutte giovani colleghe, che – le ho viste – hanno storto un po’ in fari verso l’alto con fare pietoso, vedendoti così sporco, un po’ abbozzato su un fianco, uno sgarro sul cofano, un buco sul paraurti. Un tergicristallo in meno. Il volante che si sbriciola. Ho visto che hai tentato di nascondere il contachilometri con la cifra 250.000. E hai fatto i fari tristi quando ci siamo allontanati. Ti sei ricordato Sara piccola che sventolava palloncini fuori dal finestrino. Le strade impervie e scoscese del Peloponneso. La Strada Romantica in Germania tra prati verdi a perdita d’occhio. E poi i giorni assolati in mezzo alla sabbia rovente sulle spiaggie sarde.

Spero tu non abbia un cuore tra gli ingranaggi e che quel cuore non soffra troppo. Buon meritato riposo. Ti siamo grati di averci tenuto al sicuro su tante strade. Magari in un posto tra vecchie glorie come te con tanti cagnolini e gattini che ti girano intorno.

❤❤❤❤

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Quando la gente ti guarda schifata e ti chiede:”Ma tu stai sempre su Facebook?”

Ormai comunque è evidente…la gente mi deve rompere le palle, perché scrivo stati su fb, dedicandoci un po’ di tempo ogni giorno. Con tono sorpreso ti chiedono: “M-A Q-U-A-N-T-O T-E-M-P-O C-I P-A-S-S-I?” Oppure: ” Ma perché condividi tutto quello che faaaaiiiii?”
Perché se poi vogliamo dirla tutta, se ti sei accorto che sto sempre su facebook, è perché ci stai anche tu. Solo che ci stai come farebbero le spie…ti leggi tutto, critichi tutto, ma fai finta di non esserci.
Perché ci metti tutto quello che fai? Perché innanzitutto è uno strumento nato per “condividere”, poi perché, se visito una mostra, leggo un libro, vedo un film, mi piace sapere che ne pensano gli altri e magari gli viene la voglia di andare o leggere anche a loro.
Se mangio in un posto, dove vale la pena mangiare, mi fa piacere che anche gli amici ci vadano. Al contrario, se non ne vale la pena, penso sia meglio avvertirli di risparmiarsi i soldi.
Mi piace vedere che leggono o visitano le persone che conosco, perché poi vado o leggo anch’io.
È il mio hobby, il mio passatempo (non vedo molta televisione, non amo le palestre).
Mi piace sorridere e scherzare sulle storture della società e dell’attualità.
Poi mi piace vedere che fanno e come stanno le persone che non posso incontrare spesso (moltitudine variegata che va dai parenti, agli amici, agli ex-alunni, ai compagni di blog, ai colleghi). Mi piace poi leggere di storia, di arte, di archeologia, di politica. Non ultimo mi piace stare qui a digitare stupidaggini. Mi piace far collimare, lettera dopo lettera, le parole, gli accenti, le virgole. Mi rilassa. Mi aiuta a mettere in ordine. E se non vi sta bene, siete sempre liberi di mettere “non seguire più “

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Come non sbellicarsi dalle risate oggi?

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Come non sbellicarsi dalle risa oggi, pensando a quello che ti chiamava “sorella” e ti ha rimosso dagli amici in tutti i sensi, perché criticavi il M5S? Come non sbellicarsi oggi, pensando a quella collega che ti inonda di messaggi su wazzap con file grillini (ma chi gliel’ha chiesto?) e l’anno scorso t’ha ammollato da sola a digitare test Invalsi, dicendo che non trovava la classe dov’eri?

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Programmando atti d’insubordinazione

Cos’è che oggi teme di più un dirigente scolastico?

Teme i ricorsi.
Come e su cosa si può fare ricorso?
Si può fare sulle bocciature invocando vizi di forma
E qual è il vizio di forma più invocato nell’era del registro elettronico?
Che la famiglia non è stata adeguatamente informata del pessimo andamento del figlio.
Cosa si fa allora a due mesi dall’inizio della scuola?
Si manda comunicazione al genitore sul registro elettronico.
Il che implica:
1) andare su gestione colloqui
2) cliccare su aggiungi colloquio
3) inserire il nome dell’alunno e inserire nella prima data non interamente occupata da dieci nominativi (e potrebbe non esserci disponibilità di posti fino a marzo)
4) a questo punto si apre la possibilità di mandare una mail in cui dici al genitore di venire invece fuori del tuo orario di ricevimento  (sic!) “Per gravi e diffuse insufficienze”
5) Quando lo incontri fai il verbale dell’incontro, glielo fai firmare, glielo invi e (chicca finale) lui può chiederti di modificare il testo della tua comunicazione!
Tutto ciò per dieci- quindici ragazzi
Ecco come stiamo messi nella scuola

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Negli ultimi giorni ovvero zibaldone di stati d’animo

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Domenica

E forse è arrivato il momento di ammettere con se stessi di non farcela più a sostenere certi ritmi

Lunedì

Tripletta di servizi bruciameningi su “La vita in diretta” (a mia discolpa posso dire che sto cucinando con la tv accesa): 1) Ragazzina di dodici anni incinta a Bari; il neopapà è suo coetaneo (la colpa è della scuola)
2) Ragazzina si beve diciotto shottini in discoteca, finisce in ospedale e la mamma fa chiudere il locale (la colpa è della scuola)
3) Mister e Miss baby: ragazzini vestiti e pettinati come adulti scemi. Genitori che affermano che tutti vorrebbero “un figlio di successo per lui stesso e per i suoi figli”
Ora capisco perché fare la casalinga diventa devastante

 

Martedì

Gli alunni sono pregati, durante il compito in classe, di avere maggiore fiducia in se stessi e non pensare sempre che il cervello del compagno di banco funzioni meglio del proprio.
Buon lavoro

Mercoledì

E titte d’en tratto, dopo quattro giorni di isolamento totale, si materializza il tecnico di fastweb tra schiere angeliche. Bello come un temporale d’estate, come un fiore tra la neve, come un quadro di Raffaello, una cupola del Brunelleschi, come una spiaggia tropicale, come una poesia di Neruda, come un bicchiere d’acqua nell’arsura, come Roberto Bolle e Robert Redford messi insieme e

…niente! Se ne va senza aver concluso nulla. Il guasto forse è alla centrale o alla centralina.
Mi sa che mi metto a piangere

Giovedì

Collegamento, telefono fisso e spid ottenuti in una sola giornata…forse non va tutto così male! 🙂

 

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Una breve brutta storia

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I tuoi alunni ti fanno vedere un video di Er Faina. Er Faina è uno brutto, con i capelli da demente, che dice una volgarità ogni tre per due, che parla un coatto romanesco, che non ha niente più a che vedere con il romanesco di Pasolini. E’ solo coatto. Nel video il tizio si vanta di saper fare gli spaghetti e dileggia il resto del mondo per non saperli fare. I tuoi alunni ridono come non ci fosse un domani. Il tizio è la summa di quanto tu odi nell’umanità. Se sapessi che mio figlio/figlia si vede i suoi video, lo rinchiuderei a vita in collegio primo di internet. Il tizio oltretutto ha scritto anche un libro. Fine della brutta storia

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Raccontarsi

E’ una cosa che ogni tanto andrebbe fatta. Ma come farla? Certo, non è facile parlare di se stessi. Se ne può parlare solo da un punto di vista totalmente oggettivo. Poi ci vorrebbe qualcuno che, di fronte a te, ti dice “Io non ti ho percepito per niente così, ma così e cosà….”. E allora sarebbe bello poter capire di più di se stessi e non attraverso questa lente deformante che da dentro ti guarda fuori e ha un sacco di filtri alla Photo Shop, che ti abbelliscono a te stesso, perchè, diciamolo, chi non è molto benevolo con se stesso?

Quali sono le dieci caratteristiche comunque che io individuo di me?

  1. Eclettica: mai riuscita in vita mia a fossilizzarmi in qualcosa di fisso che fosse un genere letterario, una professione, una passione. Il che è un grosso limite, perchè così non approfondisci niente, non eccelli in niente. Non c’è niente che tu conosca molto meglio degli altri. Solo una blanda infarinatura. Tutto lì
  2. Pigra. Totalmente, incondizionatamente pigra. Neanche i gatti mi battono. Qualsiasi attività seppur lontanamente sportiva mi costa sacrificio e totale abnegazione per poterle fare. Neanche lo spettro di una vecchiaia da invalida può riuscire a scuotermi minimamente. Confido nelle scale che faccio ogni giorno su è giù a scuola (quando le scale non sono troppo piene di alunni)
  3. Non dimentico. Quelli che considero sgarbi ed ingiustizie non me li dimentico neanche dovesse arrivare la notte dei tempi. Se qualcuno mi ferisce per me ha chiuso
  4. Non sopporto l’ipocrisia. La gente che si dice le cose a su uso e consumo, che si mente, che non si fa esamini di coscienza mai. Io lo so quando ho sbagliato con qualcuno, possibile gli altri no???
  5. Non conosco la noia, ma molte persone noiose: quelli che si lamentano sempre, quelli che parlano sempre delle stesse cose. Quelli che fanno sempre le stesse cose. I perfettini, gli stakanovisti. Quelli che non leggono, non vanno al cinema, nè al teatro e non hanno argomenti di discussione. I pettegoli, gente che vive solo per sparlare e criticare gli altri. Gli snob e quelli che se la tirano: quelli che hanno troppo da fare per stare su facebook, per sparare cavolate o per giocare, per leggere un libro di cassetta, per risponderti su wazzapp…potrei continuare all’infinito!
  6. Non sono competitiva in nessun campo. Perchè dovrei sprecare tempo a sentirmi inferiore o superiore a qualcuno?
  7. Troppo sensibile ed empatica: non raccontatemi storie tristi, non fatemi vedere film tristi, non chiedetemi di partecipare a funerali. Potreste dover chiamare la Protezione Civile per frenare l’allagamento
  8. Conosco due sole forme di puro divertimento: vedere cose nuove o fare cose stupide e rilassanti (tipo vedere una boiata in tv, leggere un libro anche se lo considero scadente, perdere tempo in tutti i sensi…la meraviglia del “tempo vuoto”, senza impegni)
  9. Mi piace raccontarmi (beh, s’era capito, no?) e non capisco quelli che non amano farlo. Ho dei colleghi che sembrano chiusi in una torre d’avorio, potrebbero nascondere più segreti della CIA e KGB messi insieme, parlottano con gruppetti ristretti di accoliti neanche dovessero proteggere il segreto di una nuova arma di distruzione di massa, parlano poco e a bassa voce. Con molti non ho scambiato neanche una parola, dico una in dieci anni! Se parlano, parlano solo ed esclusivamente di lavoro. Ma come fa un’insegnante a non essere un’entusiasta della comunicazione? Per sua caratteristica professionale, dovrebbe andare a svegliare la gente di notte per parlargli!
  10. E poi, come dice Schiavone, c’è la rottura di coglioni del decimo grado: ecco, sì. Sono una gran rompic… Le cose vanno fatte solo come le penso io e come le vedo io. Io posseggo la Verità assoluta, il dominio della visione razionale delle cose e non esiste altra ipotesi al di fuori di me. Il fatto è che ci ragiono tanto su ciò che ho intorno e spesso mi scervello a pensare a come una cosa si possa fare meglio e nel minor tempo possibile e più convenientemente. Anche se non è affar mio. Anche se non comporterà nessun vantaggio per me. Mi ritengo colta e intelligente e per ciò in grado di dispensare consigli all’umanità 😀
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